La data esatta è 1 Luglio 1914, nel video qui sopra possiamo rivivere quel momento che segnò l'inizio di una catastrofe che nessun uomo sulla terra avrebbe immaginato. Trieste che all'epoca era una delle città più importanti dell'Impero Asburgico divenne in seguito obiettivo del Regno d'Italia che il 24 Maggio 1915 entrò in guerra contro l'Austria-Ungheria dando vita ad un lungo e massacrante conflitto sul Carso.
So che il titolo di questo blog è Carso&Trincee. Il titolo del blog è eloquente, come eloquente è il fatto che il Trincerone dello Zugna si trova in Trentino Alto Adige. Ed allora vi chiederete , aldilà del fatto che sempre di Grande Guerra si tratta, che cosa centrano le due cose? Niente!
Però vorrei segnalare una discussione molto interessante che è iniziata sul noto sito cimeetrincee riguardo al ricostruzione storica di tale Trincerone. io non ho mai visitato questo luogo, pertanto non darò giudizi ne prenderò posizione, però sembra che la ricostruzione in corso sia tutto tranne che storica.
In questo momento le "maggiori" associazioni storiche stanno valutando il da farsi. Bisogna capire innanzi tutto se tali opere sono da considerarsi nel pieno della legalità oppure no.
La legge in merito dice questo:
Legge 78 7 marzo 2001, Art.1,5:
Gli interventi di alterazione delle caratteristiche materiali e storiche delle cose di cui al comma 2 sono vietate.
Questo invece è il progetto :
Monte Zugna: Progetto pilota di censimento delle opere campali
Il progetto si è proposto di rilevare sistematicamente quanto resta della fortificazione campale predisposta sul monte Zugna dagli eserciti italiano e austro-ungarico nel corso della Grande Guerra.
L'area geografica dello Zugna è stata presa a campione in quanto ospita una tipologia completa di manufatti - maggiori e minori – di tale fortificazione. Lo studio ha affrontato gli aspetti metodologici del rilevamento, con la costruzione di un sistema di schede di censimento, cui sono seguite le attività di rilevazione vere e proprie. Una volta completato il lavoro in quest’area campione, si prevede che l’indagine si estenda ad altre zone del Trentino in modo da poter disporre entro un tempo ragionevole delle conoscenze necessarie a programmi di conservazione, restauro e valorizzazione del patrimonio storico della Grande Guerra.
Noi continueremo a seguire il caso è vi terremo informati.
I Bombardamenti Italiani
Posted by Andrea in bibblioteca, Carso, diari, granate, Grande Guerra, libri, schrapnell
Oggi voglio fare un post leggermente diverso dal solito. il mio intento è di analizzare uno degli aspetti più spaventosi della Prima Guerra Mondiale: subire i bombardamenti da parte dell'artiglieria nemica. Per farlo vorrei proporre un passaggio che ho letto sul libro "L'inferno di pietra" scritto da Wilhelm Czermak. Su questo libro viene citata una parte del diario del cadetto Josef Brüll, la quale con estremo realismo riesce a farci capire come doveva essere trovarsi sotto il fuoco dell'artiglieria è più precisamente sotto i duri colpi delle granate da 280mm italiane.
"Alle ore 14.00 gli italiani avevano iniziato a tirare con un pezzo di calibro veramente grosso ed in poco tempo avevano distrutto completamente la linea di quota. Alle 16.00 ci arrivò addosso il resto; la prima granata esplose a circa 10 metri davanti al nostro riparo. Era arrivata ululando e con la sua esplosione ci aveva quasi intontiti nonchè ricoperti da una pioggia di sassi. Ma che caso fortunato! Nessuno dei miei uomini ne fu seriamente ferito. Avevamo appena tirato il fiato che arrivò la seconda, centrando la roccia subito dietro la nostra postazione, quella dopo finì a sinistra, poi un'altra subito dietro a noi. Prima ancora che fosse possibile prendere una decisione sotto quella grandine ininterrotta di granate e schrapnell, arrivava il colpo successivo........Un colpo in pieno sulla 2a e sulla 3a squadra del mio plotone, presso le quali mi trovavo anch'io, ebbe effetti anche sul vicino plotone di Hullanz. Tutti furono scaraventati a terra, un fumo soffocante riempie le gole. Pietre, uomini, zaini, fucili turbinarono nell'aria e si abbatterono a terra con un frastuono inverosimile. 10 uomini pochi istanti prima ancora volenterosi combattenti, desiderosi di battersi, erano ora masse informi di carne"
I ricoveri e le doline carsiche
Posted by Andrea in Carso, Comeno, doline, foto, Grande Guerra, ricoveri
Nel post precedente abbiamo visto l'importanza delle quote, anche mediocri, nel deserto di pietra chiamato carso. Ma oltre a queste, vi è un'altra formazione tipica di questi luoghi: le doline. Le doline sono delle vere e proprie conche chiuse, una sorta di bacino che si riempirebbe d'acqua se solo le sue pareti fossero impermeabili, invece di solito l'acqua viene assorbita attraverso vie sotterranee, che però solo di rado si aprono in superficie con cavità ben rilevabili o acessibili all'uomo. Dal canto loro le doline, hanno avuto una funzione importantissima nel corso dei 29 mesi di guerra sul carso, hanno offerto refrigerio d'estate ed un pò di riparo dalla forte Bora d'inverno. Ed è proprio nelle doline che generalmente venivano posizionati i ricoveri ed i rifugi per i soldati impegnati in prima linea. Gli Austriaci sapevano bene che rimanere in trincea sotto il fitto bombardamento degli avversari, che a volte durava per giorni, sarebbe significato morte certa. Sostanzialmente venivano scavate, sulla parete della dolina, delle caverna a forma di "L" o a "U", di lunghezza variabile, mentre la larghezza e l'altezza erano standard: 1,80 per 1,90 m.
Spesso queste Doline ricevevano il nome di chi le abitava e venivano ornate da delle targhe che ancora oggi sono visibili. Infatti è ancora possibilie ritrovare targhe di vario genere, con i nomi del reggimento e di chi vi prestò servizio. Man mano che l'esercito italiano avanzava attraverso il terreno, le doline, precedentemente usate dagli Imperiali, venivano a loro volta riutilizzate personalizzandole e cambiandone il nome e rifatte le targhe. Oggi sul carso, sopratutto quello di Comeno(Komen, Slovenia oggi),si possono trovare doline che hanno conservato i nomi di allora, tra queste ci sono: La Dolina Siena, la Novara, La Avellino ecc..Per la maggior parte sono nomi italiani, ma ve ne sono altre che conservano ancora il nome degli inservienti e dei battaglioni austriaci.
Oggi grazie al grandissimo lavoro svolto da molte associazioni del luogo, è nato un sito internet che sta catalogando tutte le scritte che ancora oggi sono visibili e da dove sono state prese le foto inserite in questo blog. Il sito è Pro Hereditate
Grande guerra: La valle di Brestovizza
Posted by Andrea in Carso, Comeno, Grande Guerra, Slovenia, Trincee
Si tratta di una località , che si trova nell’omonimo vallone (Brestovški dol) in Slovenia a 53.4 metri s.l.m. ed a 2.6 chilometri dal confine italiano, è situata a nord del Monte Hermada e confina direttamente con l’Italia.
Il nome della località è dovuto alla presenza di alberi di olmo (in sloveno Brest). Durante il dominio asburgico Brestovizza in Valle fu comune autonomo.
Durante la Prima Guerra Mondiale, Brestovizza in Valle fu completamente distrutta, quando l’esercito italiano, nell’undicesima battaglia dell’Isonzo, si avvicinò ai piedi del vicino Monte Hermada. Dopo la guerra, il paese fu completamente ricostruito. Da questa valle da sempre in mano Asburgica gli italiani attaccavvano il Monte Hermada per conquistare Trieste. Oggi attravero questa valle si possono ancora incontrare i resti di trincee, casematte, fortificazioni e caverne di guerra.
Ci sono tantissimi siti da visitare, elencarli tutti è praticamente impossibile, però vi segnalo alcune guide molto utili e ben scritte oltre che facili da seguire.
- Trincee nascoste sul Carso triestino, Goriziano e Sloveno
- I tracciati delle trincee della grande guerra. La conquista del carso di Comeno
- Il Carso dimenticato, le spallate dell'autunno del '16
- Nad Logem la collina fra due mondi (Storia e itinerari tra il vallone di Gorizia e il carso di comeno
I 5 cimiteri Austro-Ungarici del carso di Comeno
Posted by Andrea in Carso, cimiteri, Comeno, Grande Guerra, Slovenia
La prima Guerra Mondiale fu un evento di emani proporzioni, nessuno sino ad allora aveva visto nulla di simile. Le guerre, quelle che si era abituati a vedere, venivano combattute lontano dai centri abitati e generalmente duravao qualche mese al massimo un paio di anni. La prima Guerra Mondiale durò 4 anni, coinvolse un numero enorme di persone colpì tutto quello che si trovava sulla sua traiettoria lasciando a terra più di un milione di morti. Sul Carso, che oggi è un oasi vegetativa unica al mondo, si combattè per due anni. Tra i segni più tangibili di quella guerra sono rimasti a testimonianza, oltre che hai resti di trincee e baraccamenti, i cimiteri dei soldati Imperiali. Gli sconfitti, i nemici, così sono stati dipinti per troppo tempo, abbandonati a se stessi in molti giardini della memoria. Oggi ne vedremo alcuni che si trovano nel Carso di Comeno(Komen) territorio che si trova in Slovenia. Nella mappa qui sotto possiamo vedere la loro ubicazione ed il percoso per raggiungerli.
Ci sono molti altri cimiteri disseminati sul carso, anche in Italia, alcuni sono stati dismessi e le salme traslate nei vari ossari, quali Redipuglia, Oslavia, Udine ecc..Altri sono ancora oggi visibili come quelli di Prosecco ed Aurisina entrambi in provincia di Trieste.
Enrico Toti e la VI Battaglia d'Isonzo
Posted by Andrea in Carso, Enrico Toti, Gorizia, Grande Guerra, Isonzo, Monfalcone
Enrico Toti (Roma, 20 agosto 1882 – Monfalcone, 6 agosto 1916) è stato un eroe italiano della prima guerra mondiale.
Nel 1897, all'età di quindici anni, Enrico Toti si imbarcò come mozzo sulla nave scuola Ettore Fieramosca, passando poi sulla nave corazzata Emanuele Filiberto e infine sull'incrociatore Coatit. Nel 1904 fu coinvolto in scontri sul Mar Rosso contro i pirati che infestavano il mare antistante la colonia italiana dell'Eritrea. Congedatosi, nel 1905 Toti fu assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista. Il 2 marzo 1908, mentre lavorava alla lubrificazione di una vettura, a causa della manovra avventata del macchinista di una vettura vicina, Toti scivolò rimanendo con la gamba sinistra incastrata e stritolata dagli ingranaggi. Subito portato in ospedale, l'arto gli fu amputato al livello del bacino. Perso il lavoro, si dedicò a innumerevoli attività tra cui la realizzazione di alcune piccole invenzioni custodite a Roma, nel Museo storico dei bersaglieri.
Nell'agosto 1916 incominciò la Sesta battaglia dell'Isonzo che portò alla presa di Gorizia. Il 6 agosto 1916, Enrico Toti, lanciatosi con il suo reparto all'attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando: "Nun moro io!" (io non muoio!), poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell'elmetto. Decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria "motu proprio" dal Re in persona, dato che non era immatricolato come militare a causa della sua inabilità, "perché ne sia tramandato il ricordo glorioso ed eroico alle generazioni future."
La salma fu trasportata inizialmente a Monfalcone ma il 24 maggio 1922 venne trasportata a Roma dove ricevette solenni funerali. In sua memoria fu eretto un monumento in bronzo nei giardini del Pincio a Roma e un altro a Gorizia. A lui furono intitolati il sommergibile italiano Enrico Toti, varato nel 1928, ed il successivo sottomarino Enrico Toti, varato nel 1968. Molte vie sono state intitolate alla sua memoria. Inoltre, nel giugno 1923, gli fu intitolata la XI - Legione Ferroviaria Enrico Toti di Bari della Milizia ferroviaria.(Fonte Wikipedia)
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